Matcha del Guizhou: dove nasce il verde di un nuovo ritual

Matcha del Guizhou: dove nasce il verde di un nuovo ritual
Ci sono luoghi in cui il paesaggio sembra già raccontare ciò che verrà raccolto. Nel sud-ovest della Cina, il Guizhou è una terra di montagne, altopiani, nebbia e distese di tè che seguono il profilo delle colline. È qui che la coltivazione del tè incontra una delle sue espressioni più contemporanee: il matcha. Una polvere verde intensa che oggi associamo immediatamente a rituali, latte, dessert e nuove abitudini quotidiane, ma la cui qualità nasce molto prima della macinazione. Nasce dalla pianta, dalla luce, dal clima e soprattutto dal modo in cui la foglia viene coltivata.

Guizhou, una terra naturalmente vocata al tè

Il Guizhou è caratterizzato da aree montuose, altitudine, precipitazioni frequenti, nebbia e un'esposizione solare relativamente contenuta. Proprio queste condizioni hanno favorito lo sviluppo di un'importante cultura del tè e, negli ultimi anni, di una vera e propria filiera dedicata al matcha.
Nell'area di Tongren, e in particolare nella contea di Jiangkou, ai piedi del monte Fanjing, la produzione è cresciuta rapidamente. Nel 2025 Tongren ha raggiunto circa 2.500 tonnellate di matcha e il prodotto locale viene esportato in decine di Paesi.
Non si tratta quindi semplicemente di una nuova zona di coltivazione. Il Guizhou sta costruendo un sistema specializzato che comprende piantagioni dedicate, lavorazione del tencha, produzione del matcha e standard specifici per l'intera filiera. Nel 2026 sono stati inoltre introdotti nuovi standard per la coltivazione, la gestione dei giardini, la trasformazione e la valutazione sensoriale.

Il segreto comincia nell'ombra

Una delle differenze fondamentali tra un comune tè verde e il tè destinato alla produzione di matcha è ciò che accade prima della raccolta. Le piante vengono progressivamente protette dalla luce diretta attraverso apposite coperture.
Nei giardini del Guizhou è possibile vedere intere distese di tè coperte da reti scure durante il periodo che precede la raccolta. In alcune coltivazioni il periodo di ombreggiatura arriva a circa un mese.
Non è una scelta estetica. Riducendo la quantità di luce che raggiunge la pianta, cambia la composizione della foglia. L'ombreggiatura favorisce un maggiore contenuto di clorofilla e aminoacidi e contribuisce al caratteristico colore verde e al profilo gustativo più morbido e ricco di umami del matcha. Studi condotti proprio su piante coltivate nel Guizhou hanno analizzato questo effetto utilizzando diversi livelli di ombreggiatura.
È uno dei passaggi che rende la coltivazione del matcha molto più particolare rispetto a quella di un normale tè verde.

Dalla foglia al tencha

Quando le foglie raggiungono il momento ideale vengono raccolte cercando di preservarne freschezza e colore. Lo standard del Guizhou per il matcha prevede l'utilizzo di foglie verdi, fresche e relativamente tenere e indica che, dopo la rimozione delle coperture, la raccolta debba avvenire rapidamente, evitando un'esposizione prolungata delle foglie al sole.
Da quel momento il tempo diventa essenziale. Le foglie vengono sottoposte a vapore, che interrompe rapidamente l'ossidazione. A differenza di molti altri tè, non vengono arrotolate: vengono invece essiccate per ottenere la materia prima destinata al matcha, il tencha. Solo successivamente questa viene raffinata e ridotta in una polvere estremamente fine.
Ed è proprio qui che si comprende una caratteristica fondamentale del matcha: non stiamo preparando un'infusione per poi eliminare le foglie. La foglia stessa diventa ciò che beviamo. Per questo la selezione della materia prima e il controllo dell'intero processo assumono un'importanza particolare.

Un matcha cinese?

Sì. E la storia è più interessante di quanto possa sembrare. Oggi il matcha viene spontaneamente associato al Giappone, che ne ha sviluppato una cultura e una ritualità straordinarie. Ma la pratica di macinare il tè e berlo mescolato all'acqua ha radici molto più antiche nella storia cinese.
Durante la dinastia Song (960–1279), il tè in polvere veniva preparato con acqua e lavorato fino alla formazione di una schiuma delicata. Questa cultura del tè raggiunse successivamente il Giappone attraverso i monaci buddhisti e lì continuò a evolversi, mentre in Cina, durante la dinastia Ming, si diffuse maggiormente la preparazione delle foglie in infusione.
Il matcha prodotto oggi nel Guizhou non vuole quindi imitare una provenienza diversa. Rappresenta piuttosto l'incontro tra un'antica cultura cinese del tè e una filiera contemporanea altamente specializzata.

Una regione che sta investendo sul futuro del matcha

La crescita del Guizhou non è casuale. La provincia ha avviato un programma specifico per sviluppare ulteriormente la produzione di matcha tra il 2026 e il 2028, con l'obiettivo di superare i 200.000 mu di coltivazioni dedicate, equivalenti a oltre 13.000 ettari, e raggiungere una produzione superiore alle 8.000 tonnellate.
Nella sola Jiangkou risultano già circa 30.000 mu, equivalenti a circa 2.000 ettari, destinati alla coltivazione del matcha. Numeri importanti, ma dietro ai numeri rimane qualcosa di estremamente semplice: una foglia verde che cresce lentamente tra montagne, umidità e nebbia.

Dal Guizhou a PEONIQUE

Per PEONIQUE, esplorare il matcha significa ampliare il nostro modo di interpretare le botaniche. Non soltanto qualcosa da mettere in infusione, ma una materia prima da vivere interamente.
Il nostro matcha nasce nel Guizhou, in Cina, e viene proposto in una forma diversa dal rituale tradizionale: capsule monoporzione da 2 g, pensate per rendere la preparazione più semplice e immediata.
Una dose già definita, un gesto quotidiano, una materia prima con una storia molto più lunga del trend che oggi la circonda. Perché un rituale può evolvere senza perdere il legame con la sua origine.


0 commenti

Lascia un commento